La prigioniera di una promessa eterna: “L’altra” per sempre?
Mi chiamo Laura e da quattro anni la mia vita è ferma in una sala d’attesa. Quattro anni fa ho conosciuto un uomo che mi ha fatto credere di essere l’unica ragione dei suoi sorrisi. C’era solo un “piccolo” dettaglio: era sposato. Mi disse subito che il suo matrimonio era finito da tempo, che dormivano in letti separati per il bene dei figli, che era solo questione di mesi prima che si separasse legalmente.
Quei mesi sono diventati anni. Ho vissuto di briciole: messaggi cancellati in fretta, appuntamenti clandestini in alberghi fuori città, weekend passati a fissare il telefono sperando in un suo “posso scappare dieci minuti”. Mi sono persa matrimoni di amici, festività in famiglia e vacanze vere, tutto per essere disponibile nel caso lui avesse un momento libero.
Ieri è stato il colmo. Era il mio compleanno. Avevamo pianificato una cena veloce in un posto imbucato, ma all’ultimo momento mi ha mandato un messaggio: “Lei sospetta qualcosa, devo restare a casa a fare la recita della famiglia felice. Scusa amore, recuperiamo”. Ho passato la serata davanti a una candelina accesa su un muffin del supermercato, piangendo da sola. La cosa che mi spaventa è che, nonostante tutto, se stasera mi chiamasse dicendo che gli manco, correrei da lui.
Mi sento patetica. Com’è possibile che una donna intelligente si riduca così? Qualcuna di voi ha avuto la forza di troncare una storia del genere? Come si fa a smettere di sperare in un futuro che, nel profondo, sai che non arriverà mai?
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