Il rumore dei tuoi passi che si allontanano: “Ho amato un uomo che non è mai rimasto”
Ciao a tutti, mi chiamo Elisabetta e oggi ho capito che si può morire di crepacuore anche restando vive. Avete presente quegli amori che sembrano un elastico? Lui se ne va, sparisce, mi lascia nel baratro, e poi torna quando sente che sto ricominciando a respirare. E io, puntualmente, gli riapro la porta.
Stavolta però è diverso. Sono passati sette anni così. Sette anni di valigie fatte e disfatte, di promesse di cambiamento scritte su messaggi nel cuore della notte. Ieri l’ho visto per strada, non sapeva che fossi lì. Era sereno, sorrideva a un collega, sembrava leggero. Ho capito in quel momento che il tormento che viviamo è solo mio. Lui non soffre quando mi lascia; lui riposa. Io sono solo il suo porto sicuro quando il mare fuori è troppo mosso, ma appena torna il sole, lui salpa di nuovo. Mi sento usata, svuotata di ogni dignità. Mi guardo allo specchio e non riconosco più la donna forte che ero.
Come si fa a spezzare questa catena? Come si fa a smettere di amare chi ti tratta come un’opzione mentre tu lo tratti come un destino?




