Doppia città, doppia vita
Ciao a tutti. Mi chiamo Marta, ho 29 anni e vi scrivo dal pavimento del bagno. È l’unico posto dove riesco a respirare senza sentire l’odore del suo dopobarba, che ora mi fa solo venire la nausea.
Io e Stefano stiamo insieme dai tempi dell’università. Otto anni. Abbiamo superato di tutto: la distanza, i primi lavori precari, la perdita di mio padre. Lui era la mia roccia. Il “ragazzo d’oro” che tutti i miei amici mi invidiavano perché “Marta, uno così fedele e attento non esiste più”.
Il nostro problema? I soldi. O almeno così credevo. Stefano è sempre stato molto attento al risparmio, quasi ossessivo. Diceva che dovevamo mettere tutto da parte per il matrimonio e per il mutuo. Niente viaggi costosi, niente cene fuori, vestiti presi solo ai saldi. Io accettavo tutto, convinta che stessimo costruendo un futuro solido.
Stasera, mentre lui era sotto la doccia, il suo computer ha emesso un suono insistente. Era una notifica di una banca online che non conoscevo. Non volevo sbirciare, davvero, ma l’oggetto della mail era: “Conferma prenotazione: Suite Deluxe – Venezia”.
Ho aperto. Non c’era solo quella prenotazione. C’era un estratto conto di una carta di credito “ombra”.
Mentre io facevo i salti mortali per risparmiare sulla spesa al discount, lui spendeva migliaia di euro in hotel di lusso, gioielli di Tiffany e cene stellate. Ma non con me. Con una ragazza che, scorrendo le mail e le foto allegate, ho scoperto essere la sua “fidanzata ufficiale” nel weekend.
Lei vive a Venezia. Lui le ha raccontato di essere un consulente finanziario che deve stare a Milano (da me) per quattro giorni a settimana per “affari”. In quelle foto lui è diverso: ride, indossa vestiti eleganti che non ho mai visto, le regala bracciali che costano quanto tre mesi del mio stipendio.
La menzogna più atroce? Ho trovato una cartella chiamata “Progetti”. Dentro ci sono le scansioni di un contratto d’acquisto per una casa a Venezia. La data del rogito è lunedì prossimo. Ha usato i risparmi che abbiamo accumulato insieme sul nostro conto cointestato — quelli che io versavo con sacrificio ogni mese — per dare l’anticipo della casa dove andrà a vivere con lei.
Lui è uscito dalla doccia poco fa. Mi ha chiesto perché avessi quella faccia, mi ha accarezzato la guancia e ha detto: “Dai amore, ancora un po’ di sacrifici e vedrai che tra un anno la nostra vita cambierà”.
Volevo urlare, ma non ci sono riuscita. Gli ho sorriso e ho detto che ero solo stanca. Mi sento svuotata. Sono otto anni che amo un fantasma, un uomo che ha usato la mia fiducia e i miei soldi per comprarsi una vita nuova con un’altra, lasciandomi qui a contare i centesimi per un futuro che non esiste più.
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