Il muro di ghiaccio: Quando il silenzio diventa un’arma

Ciao, sono Sabrina e oggi scrivo con le mani che tremano. Non so se quello che vivo sia normale o se io stia subendo una forma di violenza psicologica sottile. Sto con il mio compagno da cinque anni e conviviamo da tre. Lui è una persona stimata, un lavoratore instancabile, pacato con tutti. Ma tra le mura di casa, ha un’arma micidiale: il silenzio.

Ogni volta che provo a sollevare un problema – che sia una spesa non condivisa o il fatto che mi sento trascurata – lui non urla. Non discute. Semplicemente, smette di parlarmi. Si alza, cambia stanza e fa calare il gelo. Questo “trattamento del silenzio” può durare giorni, a volte settimane. Io cammino in punta di piedi in casa mia, cerco di indovinare i suoi umori, gli preparo i suoi piatti preferiti cercando di “comperare” un suo sguardo, una parola. Mi sento come un fantasma che vaga in un castello di ghiaccio.

L’ultima volta è successo perché ho espresso il desiderio di passare una domenica con i miei genitori invece che con i suoi. Non mi parla da martedì. Mangiamo insieme in un silenzio assordante, dormiamo nello stesso letto come due estranei e io mi sento morire dentro. Mi sento così piccola, così sbagliata. Mi chiedo: ma l’amore non dovrebbe essere comunicazione? Perché mi sento in colpa anche se non ho fatto nulla? Se qualcuna di voi vive con un uomo che usa il silenzio per punirvi, vi prego, ditemi come fate a non impazzire. Io sento che sto perdendo la mia identità per non disturbare il suo silenzio.

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