Cronaca di un addio annunciato: “Quando il corpo resta, ma l’anima è già andata via”
Ciao, sono Ramona e sto scrivendo con le lacrime che mi bagnano lo schermo. Non so nemmeno perché lo faccio, forse solo per non impazzire nel silenzio della nostra camera da letto. Il mio compagno è qui, a pochi metri da me, ma è come se fosse a un milione di chilometri di distanza. Da mesi non mi tocca, non mi bacia se non in modo distratto sulla guancia, non mi cerca.
La cosa che mi strazia è che non c’è cattiveria in lui, solo un’infinita, gelida indifferenza. Mi guarda come si guarda un mobile vecchio a cui sei affezionato ma che non noti più. Ieri sera mi sono messa il vestito che gli piaceva tanto, ho preparato la sua cena preferita, ho cercato di ridere e di essere quella di un tempo. Lui ha mangiato, mi ha ringraziata con un sorriso spento e poi ha detto: “Vado a letto, sono stanco”.
Sono rimasta lì, tra i piatti sporchi e le candele che si consumavano, a piangere in silenzio per non farmi sentire. Mi sento umiliata nella mia femminilità, mi sento trasparente. È uno strazio lento, un’agonia che consuma ogni briciola della mia autostima. Vorrei urlare, scuoterlo, chiedergli dove siamo finiti, ma ho paura che la risposta sia quella che già conosco: che l’amore è semplicemente evaporato e non è rimasto nulla da salvare.
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Fa più male un tradimento o questo lento spegnersi senza una ragione? Vi prego, ditemi che non sono l’unica a sentirsi un fantasma in casa propria.




