L’amore che non sa tornare: “Aspetto un uomo che è ancora qui, ma non è più lui”

Ciao a tutti, sono Laura e scrivo perché il silenzio di questa casa mi sta mangiando viva. Tre anni fa, il mio compagno ha avuto un gravissimo incidente. È sopravvissuto, ed è stato un miracolo, dicono tutti. Ma il miracolo si è fermato al corpo. La persona che è tornata dall’ospedale non è l’uomo di cui mi sono innamorata. Ha lo stesso viso, la stessa voce, le stesse mani, ma dentro è spento.

Prima era un uragano: rideva, faceva progetti, mi stringeva come se non volesse lasciarmi mai. Ora mi guarda con uno sguardo vacuo, privo di quel lampo di complicità che era il nostro segreto. È diventato un uomo ombroso, a tratti aggressivo, che si isola per ore nel suo mondo di dolore fisico e psicologico. Io sono diventata la sua ombra, la sua badante, quella che gli ricorda le medicine e che sopporta i suoi silenzi punitivi.

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Mi manca da morire pur avendolo davanti ogni giorno. Piango di nascosto guardando le nostre vecchie foto, quando eravamo felici e non lo sapevamo. Mi sento un mostro perché a volte desidero che se ne vada, per poter finalmente elaborare il lutto della sua perdita invece di vivere in questo limbo eterno. Lo amo, ma l’amore può sopravvivere quando l’altra persona è diventata un muro di gomma che respinge ogni tua carezza? Mi sento così sola, così stanca di lottare per un “noi” che esiste solo nei miei ricordi.

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